Quando la “disabilità” è risorsa: l’esempio dell’ora di “attività motoria”

Si è soliti pensare che la disabilità sia un “problema da gestire”, a cui bisogna offrire opportunità per dovere etico, se non addirittura per pietismo.

Le disabilità, invece sono risorse straordinarie nel processo di apprendimento e crescita per tutti, se… opportunamente sfruttate.

Una esperienza che dimostra quanto suddetto  è stata  (ed è in corso), l’attività motoria che vede il nostro Vincenzo protagonista, in quanto “trascinatore”, come nessuno, di altri compagni.Quale é la risorsa insita nella “diversabilità” di Vincenzo? La spiccata affettività e la forte pulsione verso il fare con altri e condividere riconoscimento per ciò in cui si impegna. E queste risorse di Vincenzo abbiamo cercato di sfruttare.

 Infatti,alcune ragazze della sua classe che per …”timidezza e vergogna” e per altre difficoltà caratteriale si inventavano di tutto pur di non partecipare a qualsiasi proposta di attività motoria, insieme ai compagni di classe si sentivano goffe, inadatte, incapaci e facevamo enorme fatica a coinvolgerle. In questa situazione Vincenzo ha rappresentato una straordinaria risorsa, lui che ama fare attività in compagnia, che ama ricevere attenzioni, riconoscimenti, apprezzamenti, è stato il “gancio”,…ha rappresentato l’opportunità per queste sue compagne. Abbiamo, di conseguenza strutturato una “attività motoria inclusiva”, in cui alle due compagne avevamo detto di  fungere da tutor per Vincenzo, quandoin  realtà era Vincenzo a rappresentare l’opportunità per loro. L’attività strutturata con percorsi semplici, circuit-training a difficoltà crescente, con l’uso della palla a cui abbiamo abbinato percorsi ed esercizi vari, necessitava del coinvolgimento delle compagne, senza le quali Vincenzo, a nostro dire non avrebbe svolto l’ora di Educazione Motoria.Il dover “aiutare” Vincenzo e “sostenere il docente o l’assistente alla Autonomia” che senza la loro presenza non sarebbe stato in grado di coinvolgere adeguatamente l’alunno, la quasi inesistente richiesta di performance , ma esclusivamente il coinvolgere attivamente lavorando con Vincenzo, ha pian piano portato le alunne a svolgere una lezione di Educazione Motoria standard, e adesso le allieve vengono a scuola con scarpe ginniche e, giuriamo…, con il sorriso sulle labbra partecipano alla lezione a tre o talvolta anche con altri allievi ( in piccoli gruppi, senza Vincenzo). Il dover ripetere percorsi ed esercizi, come ad esempio il tiro al canestro di Minibasket, ne ha elevato le abilità e adesso tanto esse quanto Vincenzo sono in grado di sfidare in gare di tiri a canestro e in esercizi di slalom in palleggio o passaggio i compagni e…anche. Giuriamo… a batterli spesso. Adesso sono ancora dentro a questo percorso e non possiamo dire se, come speriamo queste alunne acquisiranno la sufficiente autostima per poter partecipare ad attività con la classe, ma di certo siamo su quella strada e di certo già adesso possiamo affermare che svolgono, udite udite,  con allegria” la loro lezione di Attività Motoria.
Nello specifico siamo partiti da esercizi di passaggio con pallone di basket da seduti sulla sedia, e in abbigliamento non sportivo ( perché proprio erano restie a qualunque esercizio che le mettesse in mostra, anche stare in piedi a “giocare”), due mani dal petto, poi schiacciato a terra dando un obiettivo facilmente raggiungibile ( 10 passaggi senza errori da distanza minima) poi si è gradualmente aumentata la distanza generando “competizione interna”(con se stesse). Le allieve si sono “sentite importanti” per Vincenzo, poiché, nella loro idea, era Vincenzo l’anello debole della coppia o del terzetto e le ragazze il “traino emotivo” per la  partecipazione, per portare a termine il compito, per la conquista dell’obiettivo ( i  famosi 10 passaggi). Poi abbiamo inserito il tiro a canestro di Minibasket da distanza adattata alle capacità di Vincenzo,e poi abbiamo aggiunto percorsi in palleggio per giungere al punto stabilito per il tiro. Adesso la lezione e il circuito è in continua evoluzione e prevede sempre esercizi che Vincenzo possa svolgere e che sono di conseguenza semplici anche per le sue compagne a cui si chiede di aggiungere più velocità o aumentare la complessità ( ad esempio  uso della mano sinistra), adattando gli esercizi alle abilità delle compagne, perché possano risultare esercizi e percorsi performanti per “tutti e per ciascuno”, quindi con un tasso di difficoltà non standard ( non identico per tutti).

La stessa metodologia la stiamo applicando anche con il gioco della Pallavolo e di altre discipline sportive, in cui i circuiti includono anche esercizi ( nascosti poiché prevedono utilizzo della palla) di potenziamento di coordinazione e di elasticità e allungamento per consolidare gli schemi motori di base, e seguire la programmazione curriculare.

Siamo convinti che…senza Vincenzo e la sua “diversabilità” ( in questo caso le sue difficoltà motorie, che abbassano il confronto nella performance, e le sua ricchezza ossia che sta nella sua affettività la sua voglia di condividere di accogliere di fare con gli altri) il “coinvolgimento partecipato e divertente” di queste allieve, alla Attività Motoria  sarebbe stato molto complicato, forse fallimentare.

Vincenzo è stato dunque la risorsa aggiunta in questa classe, proprio grazie al suo modo di essere fisicamente e affettivamente, per coinvolgere le compagne come nessun altro avrebbe potuto, quindi potremmo concludere dicendo…Grazie Vincenzo di essere tra noi.

Ps

Nella foto non abbiamo inserito le compagne che hanno lavorato con Vincenzo perché non hanno voluto apparire proprio per la propria timidezza.

        Protagonista La 3 A in collaborazione con

        Prof. Massimiliano Bucca

        Prof. Giuseppe Giacalone

        Ass. Comunicazione e Autonomia Mariella Giacalone